NEBULAE

 

          NEBULAE è ambientato in un continente primordiale di 10.000 anni fa, culla di tutte le civiltà che sarebbero poi fiorite. Il mio scopo - nel narrare le vicende del presuntuoso sciamano Knu-ut e del molle principe Dork, che si ritrovano per vie diverse a percorrere la stessa strada - era quello di suggerire che camminare insieme è già il raggiungimento della mèta. Mi illudevo così di rimandare il pensiero del lettore, per associazione di idee, al dialogo tra persone di convinizioni diverse, cristiani e non cristiani, che tanti frutti sta dando nell'apertura alla comunione d'anima, e quindi all'infinito. Ma, rileggendo, mi rendo conto che questo "rimando" è cosa ben difficile automatico....

          Nella narrazione poi dei monasteri delle montagne del cielo, ci tenevo ad avanzare una tesi che mi affascina, e cioè che l'unica cosa che conta veramente a questo mondo è la concordia tra gli uomini, e che per essa merita davvero giocarsi tutto (per dirla in termini cristiani, che ciò che conta è solo realizzare "la presenza di Gesù in mezzo", soluzione di ogni problema spirituale e materiale dell'umanità). Ma anche questa tesi, nel romanzo, non è palese come avrei voluto.

          Devo quindi riconoscere che tutti i miei spunti, allusioni, allegorie, parabole... alla fine mi "rimangono in mano", sommersi dall'azione, dalle descrizioni e dal tessuto narrativo. E il mondo di riflessioni e sensazioni che avrei voluto evocare, resta nascosto.

          Un affaraccio, dunque?

          Forse no. Perché sono convinto che, se il lettore proverà a decifrare i vari elementi della storia nella chiave che ho accennato, finirà per "ricrearsi" nel senso vero della parola.

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